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Ecografia della caviglia e del piede - Dal facile al difficile
Autori:Stella
Editore:Piccin
Volume:Unico
Edizione:2026
Lingua:Italiano
Finitura:Copertina rigida
Misure:20x29,5 cm
Pagine:550
Peso:3.1 kg
Il testo si propone di fornire al medico ecografista solide e approfondite nozioni per consentirgli di pervenire a diagnosi quanto più complete delle numerose patologie della caviglia e del piede iniziando dalla conoscenza delle nozioni base per giungere alle acquisizioni delle più difficili e complesse. Accendiamo i riflettori sulla grande potenzialità e ruolo dell’ecografia nello studio delle strutture di tale importante settore anatomico per comprenderne meglio indicazioni, utilità, ma anche limiti della metodica.
I capitoli di Anatomia e Patologia e quelli sulle Borse sierose nascono dall’approfondimento delle lezioni da me tenute in questi ultimi quattordici anni ai corsi specialistici SIUMB e alla mia Scuola di Ecografia Muscoloscheletrica che, dal 2020 è divenuto Corso di Perfezionamento Universitario a Pisa. Gli altri importanti capitoli del testo sono il frutto della preziosa collaborazione con i Docenti della mia Scuola e della Scuola Siumb di Bologna del Prof. Galletti e dell’Istituto Ortopedico Rizzoli.
Il libro ha una strutturazione didattica ed è stato pensato anche come testo di consultazione dove il medico può esaminare e investigare la struttura anatomica di interesse con accesso semplice e dettagliato sulle informazioni e sulla giusta metodologia d’esame. Lo studio di porzioni anatomiche che in passato sono state neglette dall’indagine ecografica è uno dei cardini del libro e riteniamo che ci siano ancora settori di caviglia e piede da riscoprire appieno, comprendere e approfondire con la metodica.
L’ecografia è, come ben sappiamo, esame strumentale a basso costo, di facile accessibilità e operatore dipendente (e questo è il suo vulnus), ma riteniamo che con adeguata preparazione teorica e pratica è possibile formare dei validi specialisti addestrandoli anche per settori anatomici fino a non poco tempo fa considerati ‘ecograficamente’ impossibili.
Fermo restando che le tempistiche dell’esecuzione dell’esame non possono essere brevi per lo studio di questo difficile settore anatomico, si auspica che il professionista possa ricavarsi il giusto tempo per l’indagine ecografica. Non si può approcciare un esame di una caviglia e/o di un piede, soprattutto se post-traumatici, con ‘una toccata e fuga’ poiché si perderebbero informazioni essenziali e quindi la possibilità di intervenire terapeuticamente con corretto criterio. La metodica, beninteso, necessita di adeguata formazione teorica e pratica e di sufficiente training e questo testo didattico si propone di implementarla.
L’ecografia muscoloscheletrica nelle urgenze traumatologiche non è in genere il primo esame che viene eseguito di norma in pronto soccorso e ben sappiamo che essa è metodica complementare con le altre metodiche radiografiche come RX, TC e RM. Ci siamo prefissi ormai da anni, con l’approfondimento dello studio delle cosiddette porzioni anatomiche difficili, di infrangere la barriera culturale del ‘non si vede in ecografia’ e che l’ecografia spesso può essere necessaria e sufficiente a dirimere un dubbio diagnostico e sovente arriva lì dove altre metodiche di imaging non sono risolutive.
E beninteso per le strutture più profonde ove l’indagine venga eseguita con la dovuta accuratezza impiegando buone apparecchiature, giusto timing e giusta tecnica potendo pervenire a risultati sorprendenti poiché l’ecografia fornisce informazioni essenziali in quanto studia l’arto anche in dinamica e questo approccio è unico rispetto alle altre metodiche di imaging.
L’ecografia muscoloscheletrica nell’ultimo decennio ha ricevuto un ragguardevole impulso dall’avvento di nuove tecnologie che hanno reso le apparecchiature ecografiche assai più performanti nello studio delle strutture superficiali con elevato potere di definizione e cospicua risoluzione di contrasto.
Questo avanzamento della tecnologia ha permesso all’ecografia inoltre di divenire metodica multiparametrica avvalendosi anche dell’ausilio dell’elastosonografia che fornisce al medico importanti informazioni sulla consistenza dei tessuti esplorati, ma anche e soprattutto del power Doppler sensibile ai microflussi la cui sensibilità fornisce all’ecografista una sorta di ‘PET ecografica’ che consente di avvalorare l’interessamento del settore anatomico che si presume sia coinvolto dalla problematica e di seguirne, con la variazione della captazione del segnale dei microflussi, la guarigione o la sua cronicizzazione, poiché il semplice imaging ecografico in scala di grigi spesso non permette di evidenziare sostanziali variazioni nel medio termine delle alterazioni evidenziate.
E non è un caso che la riduzione della ipervascolarità della struttura anatomica esplorata (legamento o tendine etc.) sia accompagnata dal miglioramento della sintomatologia dolorosa dei pazienti. La metodica è quindi divenuta oltremodo competitiva, spesso necessaria e, non di rado, sufficiente per lo studio dell’apparato muscoloscheletrico, per la sua facile accessibilità e che spesso può riuscire a giocarsela alla pari nei confronti delle grandi macchine, soprattutto nello studio dei legamenti, tendini, capsule articolari, sinovia e in parte anche dell’osso. Le strutture indagabili con l’ultrasonografia ad alta definizione sono sia le più superficiali che le più profonde, con lo studio di strutture legamentose che fino a solo pochi anni or sono si consideravano impossibili da esplorare. Ciò si è venuto a realizzare poiché è stato colmato anche il gap tecnologico dalla messa in commercio di sonde ecografiche performanti perfino nei confronti del poco conosciuto mare magnum delle strutture anatomiche situate a oltre due centimetri dalla cute. La tecnologia avanzata deve avere quindi, come contraltare, un’approfondita conoscenza anatomica (anche delle varianti anatomiche) delle strutture che si intendono studiare poiché, parafrasando un concetto galileiano, l’occhio immancabilmente vede solo ciò che è di sua conoscenza, non riuscendo a comprendere e quindi a vedere ciò che non si conosce…Il testo porta subito il lettore in medias res con lo studio dell’anatomia e della tecnica di esecuzione e successivamente con la biomeccanica, con l’approccio semeiologico e clinico, e quindi con lo studio delle patologie di più frequente riscontro ma anche delle più rare, con approfondimenti sulla caviglia e il piede pediatrico, sull’anatomia e patologia vascolare, sulle borse sierose della caviglia e del piede, dei sesamoidi, sull’importante settore reumatologico con un focus sulla elastosonografia della caviglia e del piede, sulle fratture con l’imaging integrato e infine sulle applicazioni della terapia infiltrativa.Da queste premesse importanti il testo, attraverso l’acquisizione delle necessarie basi teoriche, porterà il medico ad affrontare più serenamente il difficile campo della pratica diagnostica muscoloscheletrica.A latere desideriamo comunicare ai lettori che le nostre fonti primarie, per ciò che concerne la parte anatomica, sono stati i fondamentali testi di Anatomia Umana del secolo scorso della Scuola Europea (francese, tedesca, danese, inglese, italiana) oltreché la letteratura corrente, ma, a ben intendere, con un occhio di riguardo e un riferimento sempre costante (il nostro faro!) all’antica e gloriosa Tradizione Anatomica continentale che ha fornito le fondamenta a molti concetti che in questi anni sono stati colpevolmente dimenticati. Molti nuovi concetti espressi nel libro, che possono discostarsi dal current opinion dell’attuale letteratura scientifica, sono il frutto della nostra esperienza e delle nostre intuizioni nell’approccio all’anatomia e alla traumatologia della caviglia e del piede.Tutti i disegni del capitolo di anatomia e patologia, del vascolare, i disegni anatomici dei muscoli del piede del capitolo di biomeccanica, e gli schemi anatomici dei sesamoidi sono stati realizzati da me, con l’eccezione di due disegni eseguiti da due collaboratori (capitolo anatomia) e dei disegni che accompagnano le immagini fotografiche del capitolo di semeiotica, frutto dell’opera di uno di questi due collaboratori, studente di medicina, Giovanni Pasquinucci.
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